Architectural lighting

DiPlaneta Srl

Architectural lighting

Illuminazione architettonica

 “L’arte d’illuminare l’arte”: questa frase è l’essenza della nostra filosofia per l’illuminazione architettonica dei centri antichi, chiese, beni monumentali, parchi, ecc. Quando affrontiamo un nuovo progetto partiamo col capire il senso che il progettista originale ha voluto dare alla sua opera e poi, tramite l’uso di sensazioni elementari quali la luce, il buio e, qualche volta, il colore, cerchiamo di far parlare l’opera stessa, facendole raccontare la propria storia. Nei nostri lavori la luce artificiale non è rigida, ma flessibile come quella naturale e, nell’eterna lotta con il buio, noi valorizziamo il bene, lo spazio che lo circonda, il contesto che lo racchiude e le persone che lo vivono.

Oltre 40 Anni in Luce

Planeta è uno studio di progettazione illuminotecnica architetturale specializzato nell’illuminazione architettonica di chiese, luoghi di culto, musei e strutture ad alto valore culturale, con la capacità, grazie all’esperienza pluridecennale nel campo dell’illuminazione, di spaziare in ogni ambito dove la materia ‘luce‘ richieda una giusta progettazione.

Grazie all’esperienza maturata in oltre quarant’anni di attività e la varietà dei progetti realizzati in tutto il mondo, abbiamo sviluppato un modus operandi capace di soddisfare le più diverse tipologie di progetti e di clienti; creando le giuste interazioni tra illuminazione artificiale e luce naturale in qualsivoglia tipologia di ambiente: spazi commerciali, luoghi per il tempo libero, ambienti lavorativi, retail e aree urbane, oltre alle già citate chiese e luoghi di culto in genere. La continua ricerca e aggiornamento sulle nuove tecnologie (LED) legate ad una profonda sensibilità progettuale, ci permettono di offrire ai nostri clienti e collaboratori un ricco ventaglio di soluzioni illuminotecniche, studiate ad hoc per ogni esigenza e varietà di progetto.

Specialisti dell’illuminazione 

Il nostro iter progettuale ci pone in diretta relazione con l’architettura e l’apparato iconografico presente all’interno e all’esterno degli edifici. Lo studio dell’illuminazione non prescinde dalla funzione primaria della luce, è opportuno che la luce artificiale integri la luce naturale e, quando si sostituisce totalmente a essa, non deve creare scompensi e contrasti marcati tra le zone illuminate. La massima attenzione è posta nella scelta delle sorgenti luminose, per impedire contrasti di colore e per assicurare la migliore resa cromatica nel complesso visivo della chiesa.

Dalla direzione lavori a tutte le attività svolte dal lighting project manager: coordinamento delle squadre e delle professionalità che operano all’interno del progetto illuminotecnico, controllo del mantenimento dei costi prefissati, rapporti tra la commitenza ed i fornitori, focusing, valutazioni post lavoro e report finale. Il tutto dedicato a fornire ai nostri clienti un progetto chiavi in mano, durevole nel tempo.

Proprio l’evoluzione tecnologica nell’ambito delle sorgenti luminose (LED), ci permette di intervenire abbassando considerevolmente l’impatto del conto energia sulla struttura. Planeta sviluppa il progetto d’illuminazione passo dopo passo a stretto contatto con i clienti: dai rilievi in loco, con la creazione e aggiornamento digitale delle planimetrie, alla presentazione del progetto preliminare, illustrato con disegni, rendering, schizzi e tutto il necessario per la giusta comprensione del progetto. Dalla scelta dei corpi illuminanti allo sviluppo di un nuovo impianto elettrico, ove vi sia necessità.

Illuminazione di edifici e di monumenti

Valorizzare i beni artistici monumentali, evidenziare i particolari architettonici, incrementare il livello di sicurezza degli edifici, fare segnalazioni di tipo pubblicitario sono alcuni degli scopi che l’illuminazione architettonica esterna si prefigge. L’ingegnere dell’illuminazione deve conciliare la valorizzazione dell’oggetto illuminato, fatta utilizzando un linguaggio scenografico, con la fedeltà della riproduzione dell’oggetto secondo le sue caratteristiche storiche e artistiche. L’installazione dell’impianto non si può limitare a un mero problema tecnico ma deve pagare un tributo alla componente architettonico artistica.

Diventano quindi importanti i giochi di luce, i contrasti di luce e di colore, le ombre. Talvolta però il desiderio di ottenere un certo risultato architettonico-artistico fa prevalere questa componente e trascurare l’altro aspetto, quello illuminotecnico, che spinge ad un illuminazione razionale ed efficiente, senza sprechi di luce e di energia elettrica, e senza eccessi che travalichino l’effettiva necessità dell’oggetto da illuminare. È già accaduto che monumenti illuminati in modo poco parsimonioso e poco commisurato alla necessità finissero per restare spenti a causa, per esempio, del costo troppo elevato di gestione.

Sono solo tre le regole semplici che permettono di limitare l’inquinamento luminoso prodotto dall’illuminazione di edifici e monumenti. Innanzitutto bisogna fare attenzione che non vi sia luce che vada oltre ai bordi della superficie da illuminare, installando gli appositi schermi o usando proiettori a riflettore asimmetrico. Bisogna inoltre porre attenzione alla direzione della luce riemessa dalla superficie illuminata.

Per non sprecarla, il massimo della luce riemessa deve essere rivolto nella direzione ove si troverà l’osservatore. Ad esempio, non si deve illuminare la parete di un edificio dal basso in alto perché così la luce viene riflessa dalla parete in gran parte verso l’alto provocando inquinamento luminoso mentre solo una piccola parte viene diffusa verso il basso ove presumibilmente si trova chi la osserva. Infine non si deve esagerare con i livelli di luminanza.

L’illuminazione monumentale e architettonica: soluzioni a confronto

Come in tutti i tipi di impianti, ma forse in misura maggiore per questi, è quanto mai doveroso curare la qualità del progetto di illuminotecnica e pertanto i committenti dovrebbero rivolgersi a professionisti qualificati. È pur vero che i progettisti esperti nel campo dell’illuminazione sono veramente pochi nel mentre la qualifica di light designer, di moda negli ultimi anni, non sempre è garanzia di realizzazioni valide da tutti i punti di vista scenico, energetico, durata nel tempo e limitazione dell’inquinamento luminoso e ottico.

Normalmente, come abbiamo detto più volte, chi realizza un impianto non è in grado nemmeno di comprendere la valenza e la storia del monumento o dell’edificio che intende illuminare e per questo siamo costretti ad assistere alla violenza luminosa che viene arrecata a soggetti di grande pregio architettonico spesso involgariti e banalizzati dall’unico criterio conosciuto: più lumen ci sono e meglio si vedrà!

Non parliamo poi della tendenza a illuminare tutto il possibile con il risultato finale di creare un bagliore diffuso che non permette più di evidenziare le opere d’arte rispetto ai semplici edifici circostanti. Non di rado infatti si trovano soggetti architettonici di rilievo “messi in ombra” dalla concorrenza luminosa di facciate di alberghi o altro tipo di edifici a carattere commerciale.

Da questo punto di vista le varie Sovrintendenze dovrebbero vigilare con maggiore attenzione e minore indulgenza. Se poi gli astrofili dessero una mano segnalando i casi indiscutibilmente più scandalosi, così facendo il loro dovere, questa problematica, al pari di altre in tema, verrebbe risolta più facilmente. Ad ogni modo nell’illuminazione dei monumenti, anche per quelli più prestigiosi, raramente non ci si imbatte in valori di luminanza eccessivi e in flussi luminosi dispersi fuori sagoma abbondanti.

Ne è un tipico esempio, ma non ne manca una vasta gamma per ogni dove, l’Altare della Patria a Roma dove l’ENEL, con un investimento di circa un miliardo di lire nel 1997, ha rinnovato l’intero impianto composto ora da 390 fari! Costi stimati a carico della Sovrintendenza, all’epoca, circa 40 milioni di lire l’anno.  Purtroppo essendo stato realizzato in periodo in cui non vi erano normative contro l’inquinamento luminoso i progettisti ben poco hanno curato questo aspetto.

Infatti trovandosi di notte a Piazza Venezia è possibile vedere la bianca pancia dei piccioni, che sorvolano il monumento, ben illuminata. Una stima di luce inviata verso l’alto e fuori dalla sagoma dell’edificio di almeno il 30% non appare pertanto effettuata per eccesso. Il fatto poi che la superficie illuminata è praticamente bianca, in quanto marmorea, avrebbe dovuto consigliare ai progettisti l’impiego di sorgenti dalla potenza più contenuta visto l’elevato livello di riflessione della luce.

Da questo punto di vista mi piace quindi segnalare, per l’attenzione con cui è stata realizzata, l’illuminazione del Ministero dello Sviluppo Economico. L’illuminazione dal basso è stata impiegata solo per la parti all’interno dei terrazzi con i finestroni mentre per le altre finestre i corpi illuminanti inviano la luce dall’alto verso il basso. La luminosità media di tutto l’edificio è certamente in linea con la L.R. 23/200 del Lazio che prescrive 2 cd/mq per questo tipo di soggetti.

Ancora una volta quindi si rivela fondamentale il ruolo del progettista per la scelta delle soluzioni da adottare nonché del tipo di corpo illuminante e della potenza impiegata. Recentemente, al fine di consentire un forte controllo del flusso luminoso nel perimetro dei soggetti da illuminare, sono stati realizzati degli speciali proiettori, contenenti all’interno e lungo il percorso della luce, una sorta di diapositiva raffigurante gli stessi.

Uno dei più interessanti e funzionali è “Imago Lucis”, ideato dalla Smart-Power (www.smartpower-italia.com). Questo dispositivo nasce per esigenze d’illuminamento degli edifici sia storici che contemporanei con finalità di risparmio energetico e abbattimento dell’inquinamento luminoso. Imago Lucis proietta un’immagine esattamente entro la sagoma dell’edificio da illuminare, quindi a inquinamento luminoso zero, con un contrasto elevatissimo tipico della matrice LED. La prima serie di ottiche che orienta in modo lineare e uniforme la luce emessa dalla matrice LED che, attraversando una diapositiva a colori, viene focalizzata sulla superficie da illuminare.

Una seconda serie di ottiche focalizza l’immagine che viene riprodotta fedelmente sulla superficie interessata. Questa tecnica permette l’oscuramento di superfici come finestre, balconi o comunque parti interessate dal fastidioso abbagliamento, eliminando completamente questo effetto indesiderato tipico dei proiettori di luce convenzionali. L’efficienza del dispositivo Imago Lucis permette un risparmio energetico notevole di oltre l’80% e questo incide di conseguenza in maniera importante sul piano economico.

Basti pensare che con un proiettore da 16W è possibile illuminare un’area di 120 mq mentre con quello da 50W vengono coperti ben 400 mq. Normalmente viene fornito incluso della matrice a settori necessaria alla realizzazione della pellicola fotografica, anch’essa inclusa nel servizio. Appare evidente che siamo ormai lontani dal faro qualsiasi montato, il più delle volte a caso, su un palo dell’illuminazione pubblica tanto per gratificare il sindaco o l’assessore di turno e il popolino che lo ha votato.

Un discorso questo da non sottovalutare perché spesso, specie in un piccolo comune, bastano pochi monumenti illuminati male per sconvolgere l’oscurità del cielo in tutta la zona. Casi non ne mancano di certo e vi invito a far pervenire eventuali segnalazioni al riguardo direttamente alla Commissione Inquinamento Luminoso (inqlum@uai.it). Magari il prossimo anno potremmo organizzare un premio per gli impianti peggiori che abbiamo scovato in giro.

Pensateci anche questa è un’idea!

Le nostre realizzazioni

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