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Irrigazione a goccia: cos’è e come installarla nel proprio giardino

Il giardino è da sempre considerato il biglietto da visita della propria casa. È la prima cosa che vediamo e lo spazio in cui spesso passiamo le giornate e i momenti di riposo. Proprio per questo motivo si cerca continuamente di trovare delle soluzioni eccellenti per poterlo mantenere e curare nel migliore dei modi. Un giardino rigoglioso e ben tenuto infatti può essere sinonimo di bellezza per gli appassionati di giardinaggio. Un quesito che ci si pone spesso è come irrigarlo per poter ottenere un risultato gradito e proficuo. Una delle metodologie di irrigazione più usata è l’irrigazione a goccia.

Cos’è l’irrigazione a goccia?

L’irrigazione a goccia è un metodo molto utilizzato per annaffiare il giardino. Si focalizza principalmente nel far uscire poche gocce dall’irrigatore e poter apportare un’innaffiatura regolare e costante. Una piccola quantità d’acqua può giovare al giardino in modo incredibile. Essa si può concentrare su diverse parti della pianta o dell’arbusto: possono essere interessate infatti sia la parte superficiale sia parti più localizzate della pianta stessa. La dispersione dell’acqua viene fatta attraverso degli irrigatori. Essi sono pensati appositamente per adempiere al lavoro in modo automatico, infatti possono essere attivati a distanza o possono essere muniti di timer che ne predispone l’accensione motorizzata.

L’irrigazione a goccia è da una metodologia molto efficace che consente un’annaffiatura precisa e regolare che favorisce le piante a dismisura. Infatti esso ha dei notevoli vantaggi che ne vanno a facilitare l’utilizzo. Promuove infatti l’impatto e la salvaguardia dell’ambiente favorendo un risparmio energetico assoluto. È utile anche per il flusso di irrigazione e tutte le necessità che riguardano le ragioni tempistiche. Ogni pianta infatti ha particolarità diverse e infatti necessita di un’annaffiatura più frequente che può essere giornaliera o settimanale.

Questo riduce anche il dispendio di risorse in sè da parte delle persone che lasciano fare il lavoro ad un sistema automatizzato riducendo il lavoro. Bisogna sottolineare anche come questo impianto vada a favorire la crescita della pianta in sé: esso infatti non permette i ristagni d’acqua, data il moderato uso dell’acqua. Inoltre può donare agli arbusti tutte le riserve nutrizionali che servono per farle germogliare. Infine si può evidenziare come esso non permette al substrato di seccarsi lasciandolo adatto e di essere malleabile allo stesso tempo. È in grado di regolarizzare un’attività dispersiva e necessaria come l’irrigazione.

Come installare l’irrigazione a goccia?

Spesso ci si chiede come installare un impianto di irrigazione a goccia nel modo corretto. L’impianto di irrigazione è in genere una struttura semplice che viene strutturata in modo molto particolare. Ogni sua parte infatti deve essere studiata per poter essere armonizzata con tutto l’impianto per organizzarlo nel migliore dei modi. Può sembrare scontato ma il punto di partenza per poter creare ad un impianto di questo tipo è sicuramente una centralina.

Mediante questo dispositivo si può, con molta facilità, personalizzare la propria irrigazione, adattandola non solo alle proprie esigenze, ma soprattutto alle necessità di ogni singola pianta. La centralina con il controllo automatizzato infatti permette di impostare gli orari in cui avviare l’innaffiatura del giardino e la sua frequenza con cui l’irrigazione viene fatta in modo molto pratico. Il tutto una volta impostato sarà comunque modificabile. Il timer verrà impostato tenendo conto del fatto che ogni pianta è diversa dalle altre e che ognuna ha delle esigenze diverse per crescere e germogliare in modo corretto.

Bisogna poi pensare a come far arrivare l’acqua alle piante. Il metodo più veloce è l’utilizzo di una riserva di acqua costante come per esempio un pozzo. Esso permetterò di prelevare la riserva idrica in modo assolutamente costante. A sostegno del trasferimento idrico dalla riserva d’acqua maggiore fino all’emissione della stessa, possiamo trovare dei tubi che faranno da intermediario tra i due.

Questi tubi poi verranno disposti all’interno del giardino secondo le proprie esigenze in modo da coprire tutta l’area interessata. Anche la loro lunghezza è variabile: dipende infatti dalla grandezza del giardino. Ai tubi vengono collegati i rubinetti che scandaglieranno ed andranno ad irrigare le singole zone. Essi inoltre possono essere posti in superficie e quindi essere visibili o posti all’interno del terreno.

Questa seconda alternativa è tra le più utilizzate. Alla fine di questa semplice struttura idrica ci sono i gocciolatori: essi sono degli irrigatori che permettono l’innaffiatura dettagliata delle piante. Questi ultimi rappresentano la parte finale della struttura. Sono di diverse tipologie e sono adattabili secondo le esigenze delle piante. Essi verranno inseriti nel terreno, preferibilmente vicino alle piante interessate. Al momento della messa nel terreno di questi irrigatori essi vengono posti in direzione della pianta in modo che possano bagnarla al momento dell’innaffiatura.

Bisogna far attenzione a selezionare tutti i materiali e gli strumenti adatti al momento dell’installazione dell’impianto di irrigazione: essi devono essere adeguati all’uso. Inoltre l’impianto deve essere messo in sicurezza e a norma di legge.

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Coibentazione tetto: come annullare le dispersioni di calore in casa

La coibentazione degli immobili è un’operazione sempre più comune negli ultimi tempi, grazie alla molteplicità dei vantaggi ottenuti associata ad una convenienza economica che riguarda diversi aspetti.

Cosa vuol dire isolare e coibentare un tetto

Isolare e coibentare un immobile vuol dire ottenere una temperatura interna più vicina a quella ‘comfort’ in quanto si vanno a limitare notevolmente le dispersioni termiche; ciò rappresenta una termoregolazione degli ambienti di tipo ‘passivo’ in quanto, una volta realizzate, non richiedono dispendio di energia successivamente. Per questo motivo tali interventi possono essere considerati dei veri e propri investimenti nel tempo che, grazie al vantaggio offerto, garantiscono il ritorno economico nel giro di pochi anni. L’isolamento è utile sia in inverno per ridurre le dispersioni, ma anche in estate per evitare che il calore aumenti eccessivamente la temperatura interna all’abitazione, garantendo un risparmio anche sull’impiego di sistemi di raffrescamento.

Per poter limitare e ridurre le dispersioni termiche bisogna agire sulle superfici che compongono un immobile, ovvero pavimento, pareti e tetto.

Come fare la coibentazione ideale

La coibentazione ideale varia a seconda della tipologia di immobile e dal contesto in cui si trova; in caso di assenza di appartamenti al di sopra del proprio la dispersione termica attraverso il tetto è quella più rilevante, a causa del contatto diretto di questa struttura con l’ambiente esterno caratterizzato spesso da elevati sbalzi termici.

Per questo è di fondamentale importanza provvedere alla coibentazione del tetto avvalendosi di materiali di alta qualità e specifici per evitare la dispersione del calore che naturalmente tende a muoversi verso l’alto.

Materiali da utilizzare per la coibentazione del tetto

I materiali impiegati sono dotati di caratteristiche tecniche ideali per evitare che il calore li attraversi ed in questo modo fanno in modo che la temperatura interna non sia soggetta a perdite termiche rilevanti.

Sebbene l’isolamento del tetto sia di primaria importanza bisogna ricordare che la coibentazione di un immobile va considerata nella sua interezza, in quanto la disomogeneità della caratteristiche di coibentazione ed infissi può causare degli inconvenienti che rischiano di non rendere pienamente efficiente tale intervento migliorativo.

Una coibentazione a regola d’arte consente un importante risparmio in bolletta ricavato mediante un minor consumo energetico per la termoregolazione ed un vantaggio fiscale in quanto questo tipo di interventi ed il relativo costo di acquisto ed installazione è detraibile al 50%. Oltre al vantaggio finanziario personale vi è anche quello ambientale, in quanto tale intervento riduce anche le emissioni nell’ambiente.

Per eseguire l’isolamento sono utilizzabili numerosi materiali diversi a seconda delle caratteristiche tecniche e fisiche, della situazione e delle finalità specifiche che si vogliono ottenere.

La coibentazione del tetto è un elemento determinate in quanto spesso, specialmente negli immobili più datati, non è stata eseguita in maniera sufficiente da riparare questa componente a diretto contatto con l’ambiente esterno.

Si pone rimedio a questa mancanza utilizzando dei materiali dalle spiccate caratteristiche isolanti sia per tetti in legno che per quelli in cemento armato; l’isolamento viene garantito da elementi costituiti da pannelli di sughero, legno o lana di roccia, singolarmente o combinati tra loro, che garantiscono un maggiore contenimento del calore all’interno dei locali.

Tali materiali vengono venduti spesso in maniera modulare e preassemblata così da necessitare semplicemente della posa in opera in mezzo o nella facciata interna del tetto tramite collanti e la rasatura, senza precludere la possibilità di adottare rifiniture estetiche.

In base alle diverse situazioni ed alle esigenze del cliente si deciderà se intervenire con un isolamento interno, esterno o entrambi.

Vantaggi della coibentazione interna

La coibentazione interna ha il vantaggio di non necessitare di particolari permessi e lavori strutturali e contenere il calore sin dal primo strato perimetrale, tuttavia tende a ridurre gli spazi utili interni ed il volume abitativo. L’isolamento esterno riduce notevolmente l’influenza delle temperature ambientali, però necessita di interventi più invasivi, costosi e con necessità di permessi comunali ed eventualmente condominiali.

Coibentazione combinata esterna ed interna

La coibentazione combinata esterna ed interna ingloba i vantaggi termici e gli svantaggi pratici di entrambe le soluzioni, facendo lievitare i costi; può comunque risultare utile in alcuni casi, specialmente in località caratterizzate da drastici sbalzi termici o quando si ha la necessità di raggiungere una classe energetica A o superiore.

Le operazioni devono essere svolte da personale esperto e qualificato per ottenere un risultato ottimale; la coibentazione deve essere effettuata soltanto a seguito di un adeguato ed approfondito studio preliminare della situazione e delle soluzioni specifiche migliori da adottare. Un bravo tecnico è in grado di indicare al cliente le criticità del progetto e l’importanza di avere, all’interno del medesimo immobile, superfici isolanti ed infissi con caratteristiche omogenee di trasmittanza termica per evitare problemi come l’umidità interstiziale.

Al termine delle operazioni la ditta qualificata dovrà rilasciare la certificazione riguardante la realizzazione dell’isolamento ed il tecnico provvederà all’aggiornamento della classe energetica dell’abitazione.

I materiali coibentanti, spesso, oltre all’isolamento termico garantiscono anche quello acustico; tuttavia tale trattamento deve essere sempre effettuato in presenza di un tetto in buone condizioni, in caso contrario sarà meglio operare le dovute riparazioni. Infatti in caso di danni, perdite o strutture realizzate male l’intervento di coibentazione può risultare inutile e si danneggerà in breve tempo; prima di procedere è quindi bene verificare il buono stato degli strati del tetto come impermeabilizzazione, eventuali tegole, barriera al vapore, etc.

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Come impermeabilizzare il terrazzo senza togliere pavimento

Il terrazzo è un’area esterna molto apprezzata ma che ha bisogno di una regolare manutenzione, la continua esposizione agli agenti atmosferici unita all’usura può provocare danni anche gravi alla struttura. Per questi motivi è importante che il terrazzo sia adeguatamente impermeabilizzato.

Esistono molte soluzioni per impermeabilizzare il terrazzo, una buona impresa edile saprà sicuramente cosa fare, ma prima di rivolgervi a un’azienda specializzata leggete questo articolo fino in fondo, troverete delle idee utili per risolvere questo problema.

Perché è importante una buona impermeabilizzazione

Prima di tutto bisogna capire cos’è l’impermealizzazione del terrazzo, gli attrezzi da usare, i vari procedimenti da seguire e i vantaggi e la caratteristiche di una soluzione di questo tipo.

I prodotti e i metodi per impermeabilizzare il terrazzo sono molti e includono vari interventi, tutti adatti a fare in modo che il terrazzo possa resistere agli agenti climatici e all’inquinamento atmosferico.

Questi motivi, uniti all’usura possono rovinare il terrazzo, se si esegue la giusta manutenzione ordinaria e si interviene per tempo con lavori di manutenzione straordinaria, come ad esempio una nuova impermeabilizzazione senza togliere il pavimento, si può evitare interventi più drastici e costosi. Se vi accorgete che il vostro terrazzo mostra evidenti segni di usura, o danni provocati dall’acqua, è meglio intervenire subito applicando una nuova guaina o con una procedura per impermeabilizzare il terrazzo.

Seguendo il detto che dice “prevenire è meglio che curare”, si può impermeabilizzare il terrazzo anche prima di vedere i primi segni, l’acqua può fare gravi danni e quando ce ne accorgiamo potrebbe avere già compromesso la struttura. Generalmente l’acqua si infiltra dalla membrana rovinata oltre che dal pavimento, per questo è necessario prestare molta attenzione alle crepe, rigonfiamenti della pavimentazione e presenza di ruggine, in tutti questi casi bisogna intervenire tempestivamente. Vediamo alcune soluzioni che permettono di impermeabilizzare il terrazzo senza togliere il pavimento.

Resina

Una delle soluzioni che permette di impermeabilizzare il terrazzo senza interventi di demolizione è appunto la resina. Questo è un metodo molto usato che, una volta effettuato, consente una buona protezione, si esegue senza togliere il pavimento, e da la sicurezza di non tralasciare nessun punto in quanto il materiale viene steso sul pavimento e penetra ovunque dando dei risultati ottimi.

Soluzione ideale per chi vuole un lavoro pulito, una volta asciutto crea uno strato impermeabile e invisibile che aderisce alla pavimentazione. La resina, inoltre, aumenta la resistenza del pavimento del terrazzo all’usura, da maggiore resistenza agli sbalzi termici aumentandone l’elasticità. L’unico contro è che non dura per molti anni, quindi andrà ripetuto al bisogno.

In commercio esistono diversi tipi di resina per impermeabilizzare il terrazzo tra cui è possibile scegliere quella più adatta alle vostre esigenze in base all’uso che ne fate e al clima della zona dove vivete.

Membrana impermeabilizzante

Un’altra soluzione è quella di stendere sul pavimento del terrazzo una membrana impermeabilizzante trasparente; questa aumenterà l’elasticità del pavimento e lo renderà più resistente all’usura, permettendo di impermeabilizzare e rinnovare il pavimento esistente.

Se il pavimento del vostro terrazzo è particolarmente rovinato, e non è possibile applicare la membrana trasparente, potete posare una guaina impermeabilizzante e procedere poi a posare un nuovo pavimento. In questo caso non si dovranno fare interventi di demolizione, calcolate però che il pavimento risulterà più alto di qualche centimetro.

Liquido impermeabilizzante

Appositamente studiato per impermeabilizzare velocemente il terrazzo, questo liquido protegge dall’usura e dall’acqua. In commercio se ne trovano di vari tipi, ed è particolarmente indicato per la ceramica.

L’applicazione è molto semplice, per prima cosa bisogna pulire per bene il pavimento del terrazzo da impermeabilizzare, poi si può stendere il prodotto con un pennello. Solitamente sono necessarie due mani di prodotto per una buona impermeabilizzazione, in ogni caso sempre meglio attenersi alle indicazioni riportate in etichetta anche per quanto riguarda la durata del trattamento.

Una volta asciutto sarà invisibile ma il pavimento del terrazzo sarà perfettamente impermeabilizzato.

Terrazzo in legno

Se il pavimento del terrazzo è in legno, come tutti sappiamo necessita di un po’ di manutenzione in più. Anche se il legno è stato appositamente trattato prima della posa del pavimento e anche a lavoro finito, la manutenzione è molto più importante che per un qualsiasi altro pavimento.

Le soluzioni da utilizzare sono le stesse che si possono usare per tutti gli altri pavimenti, bisogna solo controllare in fase di acquisto che sull’etichetta del prodotto o della membrana che si vuole utilizzare ci sia specificato che è adatto anche al legno.

Controlliamo anche il massetto in pendenza

Quando si decide di impermeabilizzare il pavimento del terrazzo, e opportuno controllare anche i massetti in pendenza. Il massetto non è altro che una lieve pendenza che viene data al pavimento del terrazzo per consentire all’acqua di scorrere via in maniera corretta.

Per controllarlo sarà sufficiente osservare come l’acqua scorre, se scivola via con regolarità, allora è tutto a posto, altrimenti potrebbe influire negativamente sulla durata dei trattamenti.

Se notate dei ristagni d’acqua, sarebbe opportuno rivolgersi a un’azienda edile per una consulenza. Nel caso vengano riscontrate anomalie nel massetto sarà possibile intervenire con dei prodotti appositi per andare a ricreare la giusta pendenza.

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Rain Garden: cos’è e come progettare un giardino della pioggia

Nei centri urbani sempre più cementificate e privi di verde l’acqua è spesso costretta ad un lungo e tortuoso percorso prima di riuscire ad infiltrarsi nel terreno. Nella progettazione giardini, e soprattutto in quelli urbani, diventa quindi sempre più importante avere giardini che possano rispondere a particolari necessità.

I cambiamenti climatici in atto e le inadeguate infrastrutture idriche di smaltimento, contribuiscono sempre più di frequente a fenomeni di allagamento ed inondazione.

Per cercare di ovviare a questo problema già negli anni ’90 nei paesi anglosassoni (UK, USA e Australia), è stata avviata una ricerca mirata a individuare nuovi sistemi per gestire i deflussi metereologici in modo sostenibile e naturale (SUDS Sustainable Urban Drainage Systems).

Tra questi sistemi stanno trovando sempre maggiore impiego, in ambito pubblico e privato, i “Rain Garden”.

Cosa sono i “Rain Garden”

Questi particolari “giardini della pioggia” si presentano come delle leggere depressioni del suolo ricoperte a verde simili a delle aiuole ma con una funzione tecnica importante, gestire e controllare le grandi quantità d’acqua piovana provenienti principalmente dai tetti degli edifici, dalle sedi stradali e dalle grandi aree pavimentate.

Inoltre, questo particolare sistema di installazione, contribuisce notevolmente alla riduzione dell’inquinamento idrico intercettando e trattenendo l’acqua piovana di ruscellamento (Runoff).

I Rain Garden oltre a filtrare e depurare in maniera del tutto naturale dell’acqua raccolta, permettono il rallentamento dell’afflusso d’acqua di scorrimento superficiale così da ridurre la possibilità di fenomeni alluvionali a valle.

progettazione rain garden

Un Rain Garden conserva e filtra l’acqua piovana consegnandola all’impianto fognario in maniera meno inquinata, meno veloce e con un flusso costante, in modo da non alterare il regolare funzionamento dell’impianto stesso.

Questo particolare tipo di giardino, se utilizzato su grande scala, aiuta sensibilmente a limitare il fenomeno dell’allagamento stradale e riesce persino a ridurre del 30% la concentrazione di agenti inquinanti nel sistema idrico ricettore.

Il Rain Garden è un sistema filtrante vegetale progettato per avere un tempo di drenaggio delle acque accumulate dopo l’evento atmosferico non superiore alle 12-24 ore, così da prevenire il ristagno delle acque e la proliferazione degli insetti.

Il Rain Garden può essere collegato ad un sistema di accumulo e conservazione delle acque meteoriche filtrate, con conseguente risparmio idrico derivante dal riutilizzo delle stesse.

Per realizzare queste strutture è sempre necessario effettuare un sopralluogo preliminare del sito per valutare:

  • caratteristiche climatiche;
  • qualità del terreno in termini di struttura, tessitura e grane;
  • rilevanza degli eventi atmosferici.

Gli elementi principali di un Rain Garden:

  1. Fascia erbosa di protezione: costituita da piante erbacee copri suolo, serve sostanzialmente a rallentare il flusso dell’acqua in entrata.
  2. Essenze vegetali: selezionate in maniera specifica per essere resistenti sia all’eccessiva acqua e sia ai periodi di siccità, devono inoltre essere idonee ad assorbire e a filtrare il Runoff inquinante. Queste piante sono anche selezionate allo scopo di creare un ambiente dalle grandi valenze ornamentali idoneo a formare un habitat con elevata bio-diversità.
  3. Area di ristagno: una depressione del terreno di 10-20 cm è sufficiente a frenare e raccogliere l’acqua, facilitando l’evapotraspirazione e la sua infiltrazione nel suolo.
  4. Strato di pacciamatura: molto importante per trattenere il materiale organico grossolano e le particelle sospese contenute nell’acqua piovana.
  5. La pacciamatura è anche utilizzata per mantenere umido il terreno nei mesi caldi così da garantire le giuste condizioni di vita per le essenze vegetali.
  6. Terriccio di posa drenante: costituito principalmente da una miscela di sabbia (50%) compost organico (25%) e terriccio precostituito (25%) fornisce struttura e nutrienti per le piante; oltre a contribuire all’assorbimento dei metalli pesanti, degli idrocarburi e di molti altri agenti inquinanti contenuti nelle acque meteoriche.
  7. Dreno di raccolta dell’acqua: costituito da un letto di ghiaia con tubi drenanti immersi al suo interno, viene utilizzato per convogliare le acque verso l’impianto fognario o verso le cisterne di raccolta per un possibile riutilizzo della stessa.
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Agastache Anisata (pianta perenne): cos’è e perché utilizzarla per il giardino verticale

L’Agastache Anisata è una pianta perenne che forma un cespuglio molto vigoroso e forte, dalle foglie di color verde chiaro e dai fiori molto caratteristici a forma di cono allungato. Ha un bisogno medio di acqua e riesce a resitere facilmente alle escursioni termiche, infatti sopravvive tra i 10 gradi negativi e i 40 gradi, quindi per tutto l’anno nelle nostre normali condizioni climatiche.

E’ una pianta molto resistente, di solito non soggetta a particolari malattie e la sua cura è estremamente semplice: richiede solo una irrigazione media e la potatura una volta l’anno, indicativamente in autunno quando si completa il suo ciclo vegetativo, per eliminare la parte aerea che si sta seccando e rigermoglierà in primavera.

E’ la pianta ideale anche per chi non ha proprio il pollice verde! Non tutti sanno, poi, che si tratta di una pianta dalle proprietà curative, infatti fin dal passato viene utilizzata per la preparazione di tisane, infusi, decotti, lozioni, pomate, compresse con delle garze bagnate, per effettuare suffumigi e cataplasma (in quest’ultimo caso si riscalda a vapore l’erba medicinale e la si stende sulla parte dolente avvolta in un telo).

Le sue proprietà terapeutiche riconosciute riguardano la risoluzione dei problemi di stomaco e dell’intestino come aereofagia, nausea, infezioni batteriche e anche stati ansiogeni. Non ci si deve stupire neanche se viene utilizzata anche come ingrediente della cucina, infatti le sue foglie hanno un sapore molto delicato, simile a quello dell’anice, perciò vengono utilizzate in pasticceria, per la preparazione di bevande e insalate, ma anche per accompagnare tagliate di carni bianche e rosse, formaggi a pasta molle e semi stagionati.

L’Agastache Anisata è una delle classiche piante ideali per la realizzazione dei giardini verticali. Si tratta di creazioni che stanno ottenendo davvero un grande successo negli ultimi periodi, sia nelle abitazioni private, sia nei locali pubblici e commerciali. Questo perchè non solo sono la soluzione migliore per creare degli angoli verdi anche in piccoli spazi, sia perchè permette di realizzare soluzioni creative davvero eleganti all’aperto o negli spazi chiusi.

A volte sono delle vere e proprie opere d’arte espressione della fusione di natura e tecnologia moderna. Non è necessario rivolgersi necessariamente a dei professioni, a volte davvero costosi, per realizzare un giardino verticale sul proprio balcone, basta acquistare gli appositi kit ormai disponibili in tutti i centri di giardinaggio e bricolage e seguire una serie di semplici e utili consigli. Primo fra tutti, la scelta delle giuste piante, quelle più resistenti e facili da gestire nel tempo.

L’Agastache Anisata è proprio una fra queste. Anche esteticamente è perfetta, sia per le sue foglie dal caratteristico colore verde chiaro brillante, sia per i suoi fiori conici e violacei che creano un vero tocco di colore e vivacità. Per creare un giardino verticale che sia d’invidia, poi, è necessario scegliere delle piante in grado di svilupparsi rapidamente e in modo continuo.

Sì perchè non c’è niente di più brutto che vedere una distesa verde non continua e completa, ma con spazi vuoti che permettono di vedere il pannello sottostante. L’Agastache non genera sicuramente problemi di questo tipo perchè, una volta piantate le piantine a pochi centimetri di distanza l’una della dall’altra, crescono e letteralmente si “diffondono” in tutti gli spazi vuoti creando un vero e proprio letto verde. La continuità del suo fogliame, poi, le permette anche di svolgere un importante ruolo di isolante acustico, da non sottovalutare, soprattutto per chi vive nelle nostre rumorose città, oltre che termico.

Altra cosa da non dimenticare: è una pianta perenne, perciò in grado di vivere e sopravvivere per tutto l’anno, sia durante i rigidi inverni, sia con il caldo dell’estate. Questo non ci costringe a trovare delle piante alternative durante l’alternarsi delle diverse stagioni nel corso dell’anno. Altro aspetto che non deve assolutamente essere dimenticato è l’ingombro.

Le piante di un giardino verticale non possono essere troppo grandi, altrimenti andrebbero a occupare troppo spazio e non sarebbero neanche in grado di sostenersi nel tempo. L’altezza raggiunta dall’Agastache Anisata è, da questo punto di vista, quella ideale. Dati i suoi molteplici usi culinari e terapeutici, quale soddisfazione, poi, uscire sul vostro terrazzo per raccogliere delle foglie da utilizzare per preparare te, infusi o dolci!

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Fitostimolanti per le piante: cosa sono e come utilizzarli

Fitostimolanti per piante: Cosa sono e perché sono utili

Il fitostimolante è un prodotto che, applicato alle piante, permette di aumentarne lo sviluppo vegetativo o di anticipare alcuni processi fisiologici, come la germinazione dei semi, la fioritura e la maturazione dei frutti.

Tra i fitostimolanti più noti vi sono l’acido gibberellico, l’etilene, l’acido indolacetico (atto a stimolare l’emissione delle radici nelle talee) e altre sostanze ad azione auxinica.

Alcuni fitostimolanti possono contenere anche elementi micronutritivi, vitamine e amminoacidi.

Anche alcuni ormoni vegetali possono essere utilizzi come fitostimolanti.

La crescita delle piante, così come quella degli animali, è regolata da messaggeri chimici, gli ormoni.

Le cellule vegetali si accrescono per divisione e distensione cellulare per cui lo sviluppo è dovuto ad un aumento di peso e numerico delle cellule.

È proprio durante la distensione che le cellule si differenziano, ovvero si specializzano formando i vari tessuti e gli organi che compongono l’individuo.

Gli ormoni controllano questo processo orientandolo e regolandolo.

Gli ormoni delle piante, ovviamente, sono diversi da quelli degli animali in merito allo stimolo, alla ricezione ed alla risposta.

L’ormone è di fatto una sostanza che, essendo prodotta in una parte dell’organismo, è trasferita da un’altra parte dove influenza specifici eventi fisiologici.

Le principali caratteristiche di un ormone possono così essere identificate:

  • sono principalmente costituiti da sostanze organiche;
  • agiscono a bassissime concentrazioni;
  • hanno specifici siti per la loro biosintesi;
  • presiedono ad uno specifico processo biochimico.

I principali ormoni che incidono positivamente sulle piante sono:

  1. Auxine;
  2. Citochinine;
  3. Gibberelline;
  4. Acido abscissico.

Con, in aggiunta, il già citato Acido indolacetico utilizzato per favorire la radicazione delle talee.

AUXINE

Sono formate da una struttura indolica (l’indolo o 2,3-benzopirrolo è un composto eterociclico) che è fornita dall’amminoacido triptofano.

I siti preferenziali per la sua sintesi sono i meristemi attivi come gli apici dei germogli, gli embrioni, il cambio, i giovani frutti, le foglie, l’endosperma, i cotiledoni e il polline.

Dai siti di sintesi l’auxina viene trasportata al resto della pianta principalmente dall’alto verso il basso (andamento centripeto) e nel suo trasmigrare spesso inibisce le gemme ascellari poste sotto l’apice vegetativo.

CITOCHININE

Le citochinine agiscono sulla divisione cellulare, sono ormoni tipici dei tessuti giovani in formazione.

Sono importanti nel processo di formazione e rinnovo dei tessuti.

GIBBERELLINE

Le gibberelline agiscono in maniera molto specifica sulla divisione e sulla distensione cellulare.

I loro siti di biosintesi sono i tessuti giovani apicali e i semi.

Questo ormone viene traslocato attraverso il floema e lo xilema.

Gli effetti benefici sulla piante possono essere sintetizzati in un maggiore allungamento del fusto e una stimata precoce Interruzione della dormienza delle gemme.

Induce inoltre una produzione enzimatica durante la germinazione dei semi e aumenta la produzione di fiori nelle piante longidiurne.

Il nome deriva dal fungo Gibberella fujikuroi, da dove fu per la prima volta isolata una molecola attiva.

ACIDO ABSCISSICO

L’acido abscissico è anche genericamente chiamato l’ormone dello stress.

I siti di biosintesi di questo ormone sono principalmente le foglie mature, i semi e le gemme.

Il suo trasporto all’interno della pianta avviene attraverso il floema e lo xsilema.

Produce i suoi effetti sulla chiusura stomi, sul controllo della dormienza (induzione e mantenimento), sul geotropismo e sulla sintesi delle proteine nel seme.

Recentemente gli ormoni vegetali vengono utilizzati in vivaistica per influenzare e moderare alcuni processi di crescita e sviluppo delle piante, possono per cui prendere parte attiva nello sviluppo e nel mantenimento dei giardini verticali e dei giardini pensili.

In particolare, possono influenzare positivamente la radicazione, la differenziazione a fiore delle gemme, lo sviluppo vegetativo, l’allegagione, il miglioramento della struttura della pianta.

Alcuni concimi liquidi contengono al loro interno elementi fitostimolanti in grado di migliorare sensibilmente lo sviluppo vegetativo e la crescita vegetale.

Molti formulati concentrati a base di estratti vegetali naturali contengono microelementi (Boro, Rame, Ferro, Manganese e Zinco) in forma chelata in grado di stimolare lo sviluppo fisiologico della pianta, garantendole una attività metabolica costante e ottimale.

Gli estratti vegetali utilizzati per produrre questi formulati sono ricchi di aminoacidi, vitamine, enzimi, auxine, citochinine e sostanze umiche caratterizzati da un grande assorbimento sia a livello fogliare che radicale, oltre ad una elevatissima assimilabilità.

Questi prodotti agiscono sulle principali vie metaboliche della pianta come precursori di composti chiave, regolando il trasporto di sostanze nutritive e potenziano il processo fotosintetico.

Garantiscono inoltre una corretta distribuzione e un accumulo ottimale degli zuccheri nei diversi organi, determinando un giusto equilibrio vegetativo.

Con l’applicazione di questi prodotti si ottengono piante più resistenti alle malattie e alle condizioni avverse di natura climatica.

È stata anche appurata una notevole azione antistress su piante appena impiantate, debilitate e defogliate, che non rispondono adeguatamente agli interventi di concimazione tradeizionale.

Questi formulati liquidi non prevedono rischi di bruciature fogliari e presumono una somministrazione leggera ma costante, così da poter garantire il massimo effetto.

Le ultime innovazioni nel campo dei prodotti fitostimolanti si orientano verso l’utilizzo di estratti puri di alghe ad alto contenuto di bioattivatori naturali.

Questi estratti attivano nelle piante i naturali sistemi di autodifesa inducendo resistenza verso gli stress biotici ed abiotici.

Contengono inoltre fucoidano, florotannini e mannitolo, componenti che attivano l’induzione naturale dei sistemi di protezione endogeni nelle piante.

Questi componenti bioattivi, di fatto, simulano l’attacco di un patogeno fungino o batterico stimolando nelle piante una induzione di resistenza (effetto vaccino).

Altri studi hanno confermato un aumento dello spessore della parete cellulare, la produzione di sostanze tossiche per i patogeni e la sintesi di proteine specifiche per la resistenza attiva (PR Protein).

Tutte le attività descritte vengono tecnicamente definite come “induzione della SAR” (resistenza sistemica acquisita).

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Verde in terrazza? ecco alcune idee per il tuo giardino sul tetto

Gli incentivi statali 2018 permetteranno di detrarre le spese che sosterrai per il recupero di spazi verdi, quindi che ne dici di trasformare la tua terrazza in un giardino bello e accogliente dove rilassarti o ricevere i tuoi ospiti?

In questo articolo troverai alcune idee molto utili per rinnovare la terrazza:

  • Stile Country: fai largo a piante sempreverdi per creare la tipica atmosfera campagnola e se il tuo terrazzo lo permette aggiungi qualche albero di piccole dimensioni come il nocciolo, l’acero, la betulla o il Prunus. L’arredamento sarà invece costituito da mobili in legno semplice, decorati con complementi e cuscini da motivi provenzali o shabby chic;
  • Stile Giungla Urbana: anche se vivi in città, puoi trasformare il tuo piccolo spazio verde in una foresta tropicale con pareti dai colori vivaci e piante come la Yucca, la Melia, l’Alocasia e L’Aspidistra.
  • Gioco di Trame: il gioco di trame può essere creato da piante collocate in vasi e contenitori provvisti di grate, l’importante è che siano alti e consentano alla vegetazione di arrampicarsi in verticale. Per evitare spiacevoli discussioni con i vicini casa, meglio optare per piante dalle radici poco invadenti come il gelsomino cinese o le rose, che necessitano però di una potatura all’anno e della raccolta periodica del fogliame caduto. L’edera o la vite americana sono infatti causa di infiltrazioni d’acqua o danni all’intonaco.
  • Stile Orientale: potrai volare in terre esotiche pur rimanendo a casa, bastano solo delle statue ispirate alla cultura asiatica come Buddha oppure arredamenti in stile zen che invitano alla meditazione. Puoi sfruttare l’attitudine rampicante di alcune piante come la yucca o il bambù, che difenderanno la tua privacy da occhi indiscreti.

Una valida alternativa ai classici vasi in terracotta appoggiati a terra possono essere delle strutture che permettono di lasciarli sospesi dall’alto, creando così un ambiente totalmente rinnovato. Per un effetto otticamente più ampio, si possono scegliere vasi dello stesso colore ma di diverse altezze e misure. Se vuoi catturare ancora di più l’attenzione sui fiori e sulle piante, i colori vivaci si riveleranno degli ottimi alleati.

Vantaggi Di Un Giardino Sulla Terrazza

Il giardino su una terrazza è portatore di aree verdi anche in centro città e di altri vantaggi, tra cui:

  • Isolamento termico e acustico;
  • Ottimizzazione degli spazi inutilizzati;
  • Aumento del valore della casa;
  • Riduzione dell’anidride carbonica urbana;
  • Potenziamento della struttura sulla quale si trova.

Manutenzione Del Giardino Sul Tetto

Quando hai un giardino sul tetto, devi avere molta cura delle piante e far sì che crescano in salute. Durante i primi mesi vanno irrigate 2-3 volte la settimana, poi una o due volte ogni 15 giorni. In caso di dubbio rivolgiti a un giardiniere, il quale ti spiegherà le esigenze di ogni singolo componente del tuo spazio verde. È altrettanto importante un costante controllo dell’impermeabilizzazione e del drenaggio per evitare infiltrazioni e danni all’edificio.

Come Creare Il Tuo Giardino Sul Tetto

Una volta stabilito lo stile, puoi procedere alla creazione della tua oasi verde privata, ma avrai bisogno di qualche accorgimento. Sarà innanzitutto necessario ottenere il permesso di costruire al Comune di residenza, anche con una semplice DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), in quanto l’opera è un intervento di ristrutturazione edilizia destinato a variare la destinazione d’uso, il volume, la sagoma, la superficie e la forma. Al fine di ridurre al massimo l’incombere di piogge e affini, è consigliabile programmare l’inizio dei lavori durante l’estate, diversamente si possono limitare con dei tetti provvisori.

Successivamente bisogna pensare ad altri aspetti, ossia:

  • Materiali Da Usare: per ottenere un effetto armonico, meglio sceglierli armonici e abbinati fra loro;
  • Isolamento Termico: è fondamentale quando sotto la terrazza sono presenti delle camere abitate, poichè riducono lo scambio di temperatura. Gli isolanti termici possono essere pannelli di polistirolo spessi 3-4 cm da collocare sotto lo strato di impermeabilizzazione, ma possono cambiare in base alle capacità termiche e alle dimensioni dell’area;
  • Impermeabilizzazione: è di vitale importanza perchè protegge i piani inferiori dalle infiltrazioni d’acqua, che possono essere dovute dagli sbalzi di temperatura/piogge oppure dall’innaffiamento regolare delle piante. Per avere un’impermeabilizzazione perfetta utilizza dei manti sintetici composti da una serie di teli in fibra di vetro bitumata sovrapposti fra loro;
  • Pavimento: per i materiali del pavimento della tua terrazza non hai che l’imbarazzo della scelta tra lastre in pietra, in gres porcellanato, in cemento o in legno da esterni, tutti capaci di resistere alle intemperie. Quelle in pietra o gres porcellanato sono più pesanti di quelle in ceramica ma facilmente lavabili. Le lastre in cemento sono facili da posare, resistenti, economiche e velocemente rimovibili qualora cambiassi idea. Inoltre puoi posizionarle su un vecchio pavimento pre esistente; Per quanto riguarda il pavimento in legno da esterni, ha il grande vantaggio di non surriscaldarsi con il calore del sole perchè trattato con prodotti appositi.
  • Illuminazione: un buon impianto di illuminazione saprà farti vivere la terrazza anche nelle ore buie della giornata. Scegli dunque delle belle lampade, proprio come se stessi arredando un ambiente interno della tua casa.
  • Parapetto: per usufruire dei benefici statali, devi attenerti a delle regole ben precise, secondo le quali un parapetto deve avere un’altezza minima di 100 cm e non permettere l’attraversamento di una sfera del diametro di 10 cm. I parapetti possono essere in muratura, in legno, in pietra naturale/artificiale o in ringhiere metalliche.
  • Bonus Verde 2018

Dal 1° Gennaio 2018, se sostieni delle spese di sistemazione del verde o di recupero del verde storico, potrai usufruire di una detrazione fiscale IRPEF pari al 36% fino ad una spesa massima di 5000 Euro. Per poter scaricare quanto speso dalle tasse, dovrai effettuare i pagamenti tramite bonifico parlante e dividere la somma totale in 10 quote annue uguali. Inoltre il bonus verde non è sulle persone ma sulla casa, quindi se possiedi più immobili puoi sommare i costi di tutti gli interventi.

Chi Può Usufruire del Bonus Verde2018

Il bonus verde 2018 spetta sia ai condomini che ai privati che sosterranno le spese per riqualificare i prati, fornire piante/arbusti, sistemare giardini, balconi, terrazzi, trasformazione di un’area incolta in prati o aiuole.

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Patrick Blanc: tutto sull’inventore di muri vegetali e giardini verticali

Patrick Blanc: l’uomo dei muri viventi

In una realtà sempre più moderna e industrializzata, oppressa da costruzioni in cemento e lo smog delle auto, è di vitale importanza trovare sempre nuovi metodi per inserire un po’ di verde negli spazi urbani, secondo un piano strategico ben preciso e competente.

Molte iniziative stabiliscono la costruzione di giardini o parchi dove i cittadini possono portare i loro bambini, gli animali o semplicemente godersi un momento di relax e di evasione dalla solita grigia realtà urbana, ma spesso queste piccole oasi di verde non sono sufficienti contro l’avanzare di palazzi, grattacieli ed edifici.

La soluzione migliore sembra essere quella di fondere due realtà in una: l’architettura cittadina con il verde della natura. In questo modo possono nascere opere architettoniche quasi organiche, dall’impatto ambientale minore rispetto agli edifici classici e visivamente più rilassanti per lo sguardo.

Sembra un progetto utopistico? Non è dello stesso avviso Patrick Blanc, botanico francese che ha realizzato quello che sembrava impossibile, l’unione tra città e natura. I risultati di questo processo lavorativo impegnativo e ottimista, sono davvero strabilianti e si possono ammirare in molte città del mondo.

Biografia e studi di Patrick Blanc

Nato a Parigi il 3 giugno 1953, Patrick Blanc ha dimostrato fin da piccolo una grande passione per le piante, soprattutto quelle tropicali, curiose e dal fascino esotico irresistibile. Crescendo, l’amore per la botanica non ha fatto altro che alimentarsi, portandolo a percorsi di studio ben precisi e ad ambizioni che lo hanno reso oggi quello che è e che sono sfociati nell’iscrizione alla facoltà di biologia dell’Università di Parigi VI Pierre et Marie Curie.

Al 1972 risale il primo viaggio alla scoperta delle piante esotiche, in Malesia e in Thailandia, dove sfrutta le basi di studio di botanica e la propria innata passione, per osservare con attenzione la crescita delle specie locale sulle rocce, i loro comportamenti, i loro metodi di adattamento al clima e alle condizioni climatiche nel sottobosco. Questo, come i numerosi viaggi successivi, hanno rappresentato l’ispirazione di Patrick Blanc per l’ideazione del suo progetto architettonico e gli hanno fornito spunti interessanti sulle varie possibilità di realizzazione.

Di ritorno in Francia, Blanc discute la tesi del terzo ciclo di dottorato nel 1978, mentre nel 1989 ottiene la laurea in biologia con specializzazione in botanica. I ruoli di prestigio però arrivano molto prima, già a partire dal 1982, quando fu assunto come ricercatore scientifico presso il CNRS, il Centre National de la Recherche Scientifique, nonché responsabile del laboratorio dell’Università nella quale ha studiato, l’Università di Parigi VI.

È proprio negli anni ’80, grazie agli approfondimenti negli studi e nelle ricerche, che Blanc comincia a concretizzare i propri progetti e a ideare quella che sarebbe poi diventata una scoperta fondamentale per la sua carriera e per il disegno di rinnovamento ecologico di molte città: i giardini verticali, detti anche muri vegetali, particolari installazioni sulle pareti degli edifici, che permettono la crescita di piante e muschi di vario tipo e che ricoprono la parete su cui si è intervenuti come una sorta di manto verde e dalla funzione non solo estetica ma anche, e soprattutto, ecologica.

giardini verticali

Il primo incarico ufficiale che riguarda i muri vegetali è giunta a Blanc nel 1986, che è stato chiamato a realizzare la sua prima opera concreta alla Città della Scienza e dell’Industria di Parigi, un centro espositivo con mostre e spettacoli che rappresentano l’affascinante mondo della scienza e dei suoi fenomeni. Non poteva esserci un luogo più rappresentativo dove esporre il proprio progetto altamente innovativo.

Da quel momento in poi la carriera di Blanc ha avuto un’accelerata, dando vita a progetti sempre nuovi e sempre più ambiziosi per il botanico francese. Dopo la laurea in biologia nel 1989 gli incarichi si moltiplicarono è Patrick Blanc divenne il signore dei muri vegetali. Le città di tutto il mondo si ornarono dei suoi giardini verticali, magnifiche installazioni architettoniche tappezzate di verde, create appositamente per rigenerare la biodiversità nei centri urbani.

Il giardino verticale o muro vegetale

Il progetto di Blanc è senza dubbio ambizioso, nonché incredibilmente innovativo. La sua realizzazione è nata per apportare cambiamenti radicali per la vivibilità e la diversità delle specie botaniche all’interno dei centri urbani, ma in cosa consiste nello specifico questo piano di rinnovo ecologico?

Per giardino verticale o muro vegetale (dal francese Le Mur Végétal), si intende una particolare forma di paesaggio urbano realizzata tramite la coltivazione di piante su una parete urbana, solitamente verticale, secondo vari stili o colori. Sfruttano la presenza di due strati di materiale fibroso e di un impianto di irrigazione posto tra essi, per nutrirsi e crescere in modo naturale. Il loro aspetto, di primo acchito, potrebbe sembrare quello di una qualunque altra pianta rampicante lasciata libera di impossessarsi dell’intera parete o dell’edificio, ma il sistema secondo queste piante vengono fatte crescere è un po’ più complesso e risponde a precisi studi botanici.

Nello specifico, il progetto ecologico su cui i muri vegetali si basano prevede l’installazione di un telaio metallico sulla struttura architettonica sulla quale deve crescere il giardino, unito a una parte in PVC espanso e a ben due strati sovrapposti di materiale fibroso dalle diverse composizioni. Blanc utilizza per le sue opere fibra di cocco, poliammide di feltro, un po’ di lana di roccia, un particolare muschio leggero chiamato sfagno (talmente morbido e permeabile da agire proprio come una spugna) e marciume. Questa stratificazione in parte organica è stata poi dotata di un sistema di irrigazione tra gli strati, grazie al quale le piante possono ricevere i giusti nutrienti e crescere in modo sano.

L’impatto visivo di queste realizzazioni è davvero notevole, tanto che non ci si stupisce affatto che siano considerate in primo luogo vere e proprie opere d’arte. Non per nulla i botanici che se ne occupano, tra cui anche Patric Blanc, si appoggiano alle costruzioni di architetti di fama internazionale. Tra i nomi degli esperti che collaborarono con Blanc ricordiamo Jean Nouvel e Andrée Putman.

Oltre all’evidente valenza estetica dei muri vegetali, la loro importanza riguarda anche una funzione pratica di miglioramento della zona su cui si è intervenuti. La presenza di zone verdi o piante in un ambiente cittadino è fondamentale per una migliore vivibilità dell’area perché secondo studi scientifici mirati, portati avanti anche dalla NASA, alcune specie vegetali sono in grado di ripulire l’aria.

Queste assorbono infatti parte dell’inquinamento atmosferico per trasformare l’aria sporca e impregnata di smog in ossigeno pulito, riducendo gradualmente il rischio di problemi fisici legati all’inquinamento dell’aria.

giardino sensoriale

Un altro aspetto da non sottovalutare è la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico permessi da questi giardini verticali. Gli strati su cui le piante crescono e la natura stessa dei vegetali impiegati permettono un notevole isolamento termico dell’edificio, riducendo l’energia impiegata per il suo mantenimento, come se il muro vegetale creato sopra di esso rappresenti una sorta di tappeto verde isolante.

L’inquinamento atmosferico non è l’unica pecca del vivere in una città affollata. Anche l’inquinamento acustico può essere combattuto e ridotto di molto grazie ai muri vegetali di botanici e paesaggisti come Patrick Blanc. I giardini verticali assorbono i rumori che in casi normali si diffonderebbero anche all’interno degli edifici.

Meno inquinamento, meno rumore, meno dispendio inutile di energia. Tutto questo porta a una migliore qualità della vita, a un minore livello di stress sugli abitanti, a un’aria più pulita e a un notevole risparmio economico. Anche vedere edifici verdi e colorati, piuttosto che grigi e freddi, aumenta non di poco l’umore, per la naturale capacità delle piante di agire sul benessere psicofisico degli individui.

Analizzando tutti questi elementi si può facilmente comprendere come il lavoro di Blanc e dei suoi colleghi sia di vitale importanza in un mondo sempre più tecnologico, dove costruire edifici, grattacieli, negozi e palazzi è diventato un obbligo quotidiano per la corsa verso il progresso. Poiché questo non dovrebbe mai avvenire a scapito della salute degli esseri viventi e del nostro prezioso pianeta, i muri vegetali hanno un ruolo importante nella riduzione dei rischi di danno ambientale. Un progetto meraviglioso che dev’essere incentivato e diffuso a molti centri urbani.

Le opere realizzate da Patrick Blanc

Patrick Blanc questo lo sa bene e i suoi innumerevoli lavori lo dimostrano egregiamente.

Man mano che la sua opera proseguiva, dopo il primo tentativo ben riuscito nel 1986, il botanico e paesaggista francese ha ideato sempre nuovi modi di adattare specie come muschi, felci, piccoli arbusti e vari tipi di erbe alla realtà cittadina e alle pareti verticali degli edifici, impegnandosi grazie agli studi e all’esperienza sul campo nel selezionare le specie in base all’ambiente di destinazione.

I suoi viaggi non sono mai cessati, alimentati continuamente dall’amore di Blanc per la botanica e le specie esotiche di tutto il mondo e delle loro peculiari strategie di adattamento all’ambiente.

I suoi progetti si sono perfezionati, portando sempre a un minor rischio di intaccare le pareti degli edifici e a un maggior beneficio per la città e si sono estesi a costruzioni pubbliche e private, gallerie, musei, centri commerciali, abitazioni, stazioni, alberghi e molto altro.

Al giardino verticale della Città della Scienza e dell’Industria di Parigi sono seguiti molti altri muri vegetali, sempre più all’avanguardia, spettacolari, funzionali e mozzafiato. Per citarne solo alcuni: l’EmQuartier di Bangkok, gli Eclairs Verts di Parigi, il Work Project di Hong Kong,la Yamaguchi Shinkansen Station,il tetto e l’interno del Riyadh KAFD, l’esibizione Organismi di Torino, il Green Hotel,di Parigi, il One Central Park di Sydney, il Miami PAMM Museum,il Dubai Sofitel,lo Juvia di Miami, il Bahrain Green Gate, il Giardino Botanico di New York, l’Icon Hotel di Hong Kong. Moltissimi altri sono in corso di realizzazione.

Naturalmente, un cultore dei giardini verticali come Patrick Blanc, tanto convinto dei benefici estetici, economici e ambientali portati dalle proprie creazioni botaniche, non poteva non applicare le proprie conoscenze e i propri progetti alla propria casa, a Crètel, che divide col compagno Pascal.

Lavorando a fianco dell’architetto Gilles Ebersolt, Blanc ha progettato la propria casa in modo che essa potesse accogliere più verde possibile, in tutti gli ambienti. All’interno dell’abitazione si possono trovare elementi ordinati come i famosi giardini verticali che Blanc realizza in città, ma anche piante che crescono spontanee un po’ in preda al caso, rampicanti, piante esotiche grandi e piccole, piante acquatiche e moltissime altre specie di cui il talentuoso botanico si è voluto circondare per vivere nel proprio elemento. Quello vegetale.

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Cos’è un giardino sensoriale e come realizzarlo

Cos’è un giardino sensoriale

Un giardino sensoriale è un’area verde progettata e realizzata per stimolare tutti i 5 sensi, che diventano i protagonisti assoluti per scoprire il mondo della natura diventando parte integrante di essa. Il giardino sensoriale è un luogo ben capace di far migliorare il benessere psico-fisico attraverso le sue grandi doti rilassanti.

Per potenziare queste attitudini vengono inoltre studiati dei percorsi ad hoc, dove luci, profumi, suoni e gusti si sposano perfettamente.

Durante la permanenza in quest’isola felice, si avrà la possibilità di compiere dei viaggi interiori, scoprire le proprie priorità o semplicemente trovare un pò di tranquillità e staccare la spina dal tran-tran quotidiano.

Come Creare Un Giardino Sensoriale

Se si desidera realizzare un giardino sensoriale a regola d’arte bisogna innanzitutto pensare alla progettazione, prendendo in considerazione lo spazio a disposizione, seguito dalla scelta di piante e fiori. Nel caso in cui gli spazi siano limitati, non occorre preoccuparsi, in quanto è possibile creare delle aree interessanti. In fase di progettazione, è fondamentale conoscere gli utilizzatori del giardino e le loro caratteristiche (età, eventuali limiti nel movimento o problemi di carattere psico-fisico), in base alle quali potranno essere definite le strutture, gli arredi e le piante. Una volta ottenute tutte le informazioni necessarie, ecco qualche suggerimento:

  • Ingresso: ha un ruolo molto importante perchè separa l’oasi di pace dal resto del mondo caotico. Può essere un cancello, l’apertura di una siepe, un ponticello e quant’altro;
  • Zone per il riposo: sono i componenti fondamentali di un giardino e possono presentarsi sotto forma di panchine, grossi sassi oppure amache dove dondolarsi piacevolmente. L’importante è che siano comode e collocate in zone fresche e ombreggiate;
  • Zona gioco: se vi sono dei bambini, è molto carina l’idea di creare uno piccolo spazio dove possono giocare, magari allestita con altalene o casette in legno;
  • Sentieri: devono avere un andamento sinuoso e regolare, sia per suddividere meglio le zone, sia per consentire delle passeggiate a prova di cadute;
  • Aiuole: possono avere il bordo rialzato e un accesso facilitato a chiunque desideri prendersi cura del giardino o avvicinarsi a qualche fiore.

Quali Colori, Forme ed Elementi Utilizzare

In un giardino sensoriale non deve mai mancare l’acqua, poichè è un elemento che riflette la luce, emette un suono piacevole e rilassante ma allo stesso tempo stimola dinamismo. In più rappresenta una fonte di nutrimento essenziale per le piante. Per inserirla nel contesto si può valutare uno stagno, una fontanella oppure una piccola sorgente, abbinandola a rocce, ghiaia, sassi o legno, che richiamano sempre la natura e hanno un costo decisamente basso. I colori hanno invece il compito di rendere l’area accogliente e rassicurante, pertanto meglio scegliere piante dalle tonalità tenui come la Wisteria o le Graminacee e creare dei grandi blocchi di colore. È meglio che le forme geometriche del giardino sensoriale siano curve per farlo sembrare il più naturale possibile e infondere creatività e sensazioni di benessere generale.

Stimolazione Dei Sensi Nel Giardino Sensoriale

Poichè i cinque sensi sono i protagonisti indiscussi del giardino sensoriale, saranno proprio loro a trarne i principali benefici mediante stimolazioni ben specifiche.

Giardino Sensoriale: Il senso della Vista

Questo senso può essere stimolato in svariati modi, per esempio con piante/fiori dai colori contrastanti o con gradazioni cromatiche, ricordando che alcune tonalità risaltano meglio con scarsa esposizione al sole e viceversa. Ogni colore ha la propria funzione: il bianco, il lilla e il giallo portano relax, il giallo, il rosso e l’arancione vivacità, mentre il verde equilibrio. Inoltre le piante a stelo, grazie alla loro conformazione, possono creare effetti di movimento e luce ogni volta che vengono mosse dal vento. I cespugli possono rivelarsi invece degli ottimi alleati per coprire delle zone del giardino non proprio belle. Le fioriere possono essere create con vasi oppure oggetti non più utilizzati come carriole, avendo però cura di mantenere lo stesso stile per evitare spiacevoli effetti disarmonici.

Giardino Sensoriale: Il senso dell’Udito

Per coinvolgere l’udito bisogna installare una fonte d’acqua, seminare delle piante che attirano le farfalle come la lavanda, mettere una casetta per gli uccelli e appendere un acchiappasogni (magari costruito con delle conchiglie raccolte sulla spiaggia), che con il vento saprà creare un dolce tintinnio.

Giardino Sensoriale: Il senso del Tatto

Non c’è nulla di più piacevole che toccare una pianta, specialmente se caratterizzata da foglie dal tocco vellutato o dalla consistenza carnosa. È consigliato collocare gli arbusti delicati o provvisti di spine in angoli difficilmente raggiungibili e quelli più resistenti a portata di mano.

Giardino Sensoriale: Il senso dell’olfatto

L’olfatto è uno dei sensi maggiormente coinvolti durante l’esperienza sensoriale grazie al profumo di tutta la vegetazione. In questo caso è importante scegliere dei fiori profumati, ma tenerli a debita distanza l’uno dall’altro per evitare miscugli. Le piante aromatiche come il timo, la menta e il rosmarino sapranno ben inebriare il naso.

Giardino Sensoriale: Il senso del Gusto

All’interno di un giardino sensoriale c’è posto per tutto ciò che è commestibile, per esempio alberi/arbusti da frutta, erbe aromatiche o verdure, che potranno essere raccolte e impiegate in cucina.

Benefici Del Giardino Sensoriale

Il giardino sensoriale offre numerosi benefici e la possibilità di curare diverse patologie, tra cui il morbo di Alzheimer o la demenza senile. Non è infatti raro che alcune case di riposo per anziani ne siano dotate. Inoltre all’interno di ambienti come questo è possibile istituire dei laboratori per risvegliare le capacità residue dei pazienti come conoscere le varie piante, dedicarsi alla loro semina/raccolta, fare delle passeggiate, eseguire dei lavoretti artistici con fiori e piante, preparare etichette di riconoscimento per le specie conosciute, scattare fotografie e proporre delle letture. I destinatari più piccoli possono invece riscoprire il contatto con la natura, spesso tralasciato a causa di PC, videogiochi e TV.

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Quali piante scegliere per il proprio giardino verticale

Piccoli spazi naturali, minuscoli e raccolti angoli di paradiso, incantevoli aree verdi: tutto questo può essere realizzato all’interno o all’esterno (in terrazze, balconi o giardini) di una qualsiasi abitazione. I giardini verticali sono sempre più amati e utilizzati, specialmente se non si dispone di ampi spazi, ma si vuole comunque dedicare una zona della casa a piante e fiori, ad esempio ponendole direttamente sulle pareti. In questo modo, oltre a dar libero sfogo al proprio pollice verde, è possibile decorare in modo originale e sfizioso aree dell’abitazione che, altrimenti, rimarrebbero inutilizzate. Le idee per allestire una parete sono molteplici: dai vasi colorati appesi a struttura in legno a composizioni di piante sempreverdi, dai recipienti integrati ai quadri verdi da cui spuntano piante e fiori fino a bottiglie in plastica o vetro con fiori di stagione. In base alla propria fantasia e creatività e allo spazio disponibile è possibile dar vita a un giardino verticale davvero scenografico e suggestivo. Ma quali piante scegliere per il proprio giardino verticale? Prima di capire quali specie utilizzare per creare un’incantevole zona verde casalinga è necessario fare alcune premesse. In primo luogo vi è un elemento che accomuna la maggior parte delle piante scelte, ossia la bassa manutenzione. Infatti la loro gestione può diventare complessa, costosa e difficoltosa, soprattutto se è necessario potarle, annaffiarle o concimarle in continuazione. La situazione si complica specialmente se sono poste in zone piuttosto alte o poco raggiungibili, si pensi a pareti piuttosto alte. In secondo luogo, la maggior parte delle piante utilizzate nel giardino verticale deve essere resistente alle intemperie, all’inquinamento e agli sbalzi di temperatura. In questo modo l’angolo verde, creato all’interno o all’esterno della casa, può restare rigoglioso e decorativo per tutto l’anno. Un altro utile accorgimento è prediligere le piante tipiche della vegetazione della zona in cui si installa il giardino, così che si sia certi della buona resa nonostante i cambiamenti climatici. Chiarito ciò, ecco quali sono le piante da prediligere per il proprio giardino verticale.

1. Edera

Pianta giardino verticale Edera L’edera è la pianta rampicante e sempreverde per eccellenza, che si vede molto spesso sulle facciate e i muri di palazzi e villette, ma anche in piccoli vasi. Appartiene alla famiglia delle Araliaceae, al genere Hedera e si distingue per diverse varietà a foglia verde, caratterizzata da vergature bianche e striature gialle. Si tratta di una pianta resistente, facile da coltivare e versatile grazie al fusto da cui si diramano le radici aeree, in grado di aderire alle più disparate superfici e di sopravvivere nei climi e nelle condizioni più svariate. Infatti è molto utilizzata per rivestire pareti, gazebi, poggioli, rampe di scalinate esterne e tanto altro, regalando un piacevole impatto scenografico. Se si decide di utilizzare l’edera nel proprio giardino verticale è necessario adottare un paio di semplici accorgimenti: prima di tutto la temperatura ideale per la coltivazione della pianta è di circa 15-18°C durante l’estate e non inferiore ai 7°C in inverno. Inoltre, anche se si tratta di una sempreverde che si adatta bene all’ambiente circostante, necessita di protezione nel caso in cui si verifichino delle violente gelate. Infine, in base alla specie scelta, bisogna regolarsi con il grado di illuminazione: infatti le tipologie con le foglie più scure si sviluppano anche nelle zone più ombreggiate e buie, mentre se sono più verdi e brillanti hanno bisogno di ricevere più raggi solari.

2. Piante Grasse

Piante Grasse per Giardini verticali Poche cure, ottimo adattamento a vari tipi di clima, bellissimi fiori colorati: questi sono solo alcuni dei motivi che potrebbero spingere a scegliere per il proprio giardino verticale le piante grasse. Le succulente, essendo dotate di speciali tessuti, sono in grado di trattenere e assorbire l’acqua all’interno, riuscendo così a conservarla nei momenti di necessità, non avendo perciò bisogno di essere annaffiate spesso. Sono perciò adatte per chi conduce una vita frenetica e spesso si dimentica di innaffiare le piante! In secondo luogo, visto che sono originarie delle zone aride e desertiche, si adattano ai climi più disparati e ostili, dal caldo al secco fino al più umido. Tuttavia, nel caso in cui si voglia allestire il giardino verticale in casa, è necessario collocarlo in una posizione molto lumiosa (non con i raggi solari diretti). Infine per quanto riguarda la fioritura, questa avviene nel periodo che va da maggio a novembre, a patto che venga conservato il naturale ciclo vitale in base all’avvicendarsi del caldo e del freddo. Quindi, nel caso in cui si tengano le succultente all’interno dell’abitazione, molto probabilmente non le si vedranno fiorire.

3. Felce

Felce pianta per giardini verticali Una delle piante più utilizzate nei giardini verticali è la felce, che appartiene alla categoria delle Pteridofite, ossia piante provviste di fusto, vere radici, foglie e un sistema vascolare. Anche se con il termine “felce” si indica una vasta gamma di specie (oltre 11.000), si tratta di una pianta che si diffonde tramite le spore, poiché è sprovvista di semi. Pur prediligendo gli ambienti caldi e i climi tropicali, alcune varietà crescono anche nelle zone più ombrose e umide. Di conseguenza queste tipologie vanno poste a riparo dai raggi solari, che farebbero ingiallire precocemente le foglie. Quindi, oltre all’ombra, queste specie necessitano di una grande quantità di acqua: in estate vanno inaffiate circa ogni due settimane, in inverno invece bisogna spargere del concime a lento rilascio. Alla luce di ciò risulta evidente come la felce, pur avendo diversi vantaggi, è sicuramente una pianta che necessita di maggiori cure rispetto alle succulente o ad altre varietà di sempreverdi adatte per il proprio giardino verticale.

4. Tillandsia

Tillandsia pianta giardino Un’altra soluzione molto apprezzata è data dall’uso di una pianta che non necessita di grande manutenzione, ossia la tillandsia. Si tratta di una tipologia che include oltre 500 specie, accomunate da un’ importante particolarità poiché traggono il sostentamento dall’aria (vengono definite infatti piante aeree) visto che non dispongono di un apparato radicale sotterraneo. La tillandsia è originaria dell’America Latina ed è abituata a sopravvivere a climi piuttosto diversi, infatti cresce su fusti, rami, rocce o addirittura sui fili elettrici. Se si decide di utilizzarla nel proprio giardino verticale è necessario tener presente che si tratta di una pianta nativa delle foreste tropicali. Di conseguenza bisogna prestare attenzione a illuminazione e temperatura: la Tillandsia va collocata in aree luminose, ma riparata dai raggi solari diretti, quindi parzialmente all’ombra e, nel caso in cui venga invece posta all’interno dell’abitazione, le stanze devono essere ben aerate. Per quanto riguarda la temperatura, le piante vivono fino a 5-10°C. Di indubbia bellezza sono i fiori della Tillandsia che possono essere di colore diverso e il periodo di fioritura muta in base alla specie, tuttavia si colloca specialmente dalla tarda estate fino all’autunno.

5. Piante graminacee: loglio, festuca rossa e zoysia

graminacee Un’altra valida alternativa per il proprio giardino verticale è data dall’utilizzo delle piante graminacee, quali il loglio, la festuca rossa o la zoysia. La prima è una pianta che si insedia molto velocemente, ben si adatta a svariate tipologie di clima e fornisce un ottimo effetto riempitivo dando vita a un giardino verde e rigoglioso. Si caratterizza inoltre per dei fiori davvero caratteristici dati da particolari spighe, prive di peduncolo, che si inseriscono sul rachide, che si distiungue per un aspetto sinuoso. Invece la festuca rossa, denominata microterma poiché tollera climi molto differenti (resiste anche a 25°C), è una pianta ornamentale e che non ha bisogno di specifiche cure. Si caratterizza per foglie fini, sottili e brillanti, che danno vita a un prato fitto ed elegante. Anche la zoysia si adegua bene ai climi caldi (superiori anche ai 35°C) e freddi (nel caso in cui venga esposta per un certo lasso di tempo a temperature inferiori ai 10°C entra in uno stato di dormienza, caratterizzata dall’interruzione della crescita e dalla decolorazione delle foglie). Inoltre la zoysia è una pianta che si distingue per le foglie medio-larghe, che consentono di creare dei giardini verticali robusti e che necessitano davvero di pochissima manutenzione.

6. Geranio

pianta Geranio per giardini verticali Se si vuole dare un tocco di colore e di vivacità al giardino verticale, l’ideale è optare per dei fiori, come i geranei.Questi non solo offrono splendidi infiorescenze di diverse tonalità nel periodo estivo, ma anche nel corso dell’anno i cespugli sono esteticamente molto belli. Nonostante si pensi che i fiori siano sempre delicati, i geranei sono invece molto resistenti e necessitano davvero di poche cure. Si tratta quindi di una pianta perfetta per chi dispone di poco tempo o non ha un grande pollice verde. Per quanto riguarda l’illuminazione, i gerani necessitano di un’esposizione piuttosto soleggiata: se vengono posti all’esterno devono ricevere circa sei-otto ore di luce solare diretta, tuttavia se si vogliono ottenere i fiori migliori non vanno esposti al sole nelle ore centrali. Se invece vengono coltivano all’interno dell’abitazione vanno posti in una zona luminosa, come una finestra che riceve molta luce solare, con orientamente a sud o a ovest.

7. Piante decorative ed esotiche: grevilee e gloriosa

pianta gloriosa Nei giardini verticali è possibile optare anche per delle piante più decorative o esotiche, quali le grevillee o la gloriosa. Le prime appartengono alla famiglia delle Proteaceae e includono piante originarie della Nuova Zelanda, della Nuova Guinea e dell’Australia. Vi sono oltre 300 specie di queste tipologia di pianta, che si distingue per l’aspetto arboreo e arbustivo. Sono piante sempreverdi, presenti sia in piccole sia in grandi dimensioni, arrivando fino a divenire veri e propri alberi. piante grevilee giardino I fiori delle grevilee sono minuti ma, essendo riuniti in infiorescenze costituite da oltre 100 fiori, sembra che siano piuttosto grandi. Invece la gloriosa appartiene alla famiglia delle Colchicaceae e include una serie di piante, così denominate grazie alla straordinaria bellezza dei fiori, chiamati anche gigli rampicanti o gigli di fuoco. La gloriosa, originaria del sud Africa e del sud dell’Asia, è una pianta perenne e rampicante, che nel corso del periodo più freddo è secca, mentre riprende a crescere quando le temperature si addolciscono. Questa pianta è costituita da lunghi steli (che arrivano anche oltre i 2 metri d’altezza) su cui crescono le foglie, su cui si pongono i fiori, appariscenti e colorati (giallo, rosso o arancione).

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