Dry Garden: cos’è e caratteristiche del giardino asciutto senza acqua

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Il Dry Garden ebbe successo nel territorio anglosassone per poi districarsi in tutto il mondo e basa la sua caratteristica nella quasi totale assenza di acqua come sostentamento.

Dry Garden, il giardino senz’acqua

Con una progettazione alle spalle ad hoc l’ecosistema creatosi è in grado di badare a se stesso senza sprechi di acqua o enormi quantitativi di strutture d’irrigazione senza ovviare a stile e design.

Detto ciò possiamo capire come non sia proprio facile riprodurre questa tecnica, ma neanche impossibile basta tener conto di pazienza, lungimiranza e metodo. Difatti si rifà alla crescita naturale delle piante selvatiche in natura, quindi con nessuna tecnica di irrigazione artificiale ma solo tramite ciò che offre l’ecosistema. Ora andremo a vedere cos’è e come realizzare un Dry Garden che si rispetti per farlo crescere come si deve.

Cos’è il Dry Garden (o giardino asciutto)

Ai giorni nostri si parla molto di ridurre sprechi, utilizzare al meglio le risorse e sensibilizzare le persone alla tutela dell’ambiente. Proprio in relazione a questo la materia prima per eccellenza da utilizzare con parsimonia e da tutelare è proprio l’acqua, indispensabile per il nostro ecosistema e tutti gli esseri viventi che lo compongono.

Elemento fondamentale quindi anche per il sostentamento delle piante ne viene richiesto di norma un grande uso dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi solo il 10%-30% viene trattenuto dalla pianta mentre il 90%/70% circa si disperde o per evaporazione o nel sottosuolo.

Dry Garden significa letteralmente Giardino Asciutto proprio perché ha consumi effettivi di acqua molto limitati e contenuti. Per fare questa scelta però bisogna optare per tipi di piante che si prestano a questa tipologia di uso.

Come realizzare un dry garden, giardino senz’acqua

La progettazione del giardino asciutto segue molte delle caratteristiche comuni alla progettazione giardini. Rifacendoci al concetto precedente di crescita selvatica come natura vuole grazie alle semplici precipitazioni, tale tecnica è tranquillamente riproducibile in natura, basta seguire dei semplici ma precisi accorgimenti.

La scelta del terreno

Prima di tutto la scelta del suolo da concimare e preparare è il fulcro centrale di tutto il lavoro da compiere. Più il terreno è duro e tenace, più il lavoro deve essere fatto bene e con cura. Il prato è quello che richiede maggiormente un gran quantitativo di acqua e sostanze macroterme, le quali ingialliscono d’inverno, in alternativa vengono impiegati anche tappezzamenti o sabbia o ghiaia. In base a quanto detto è importante creare quindi un sistema drenante capace di trattenere l’acqua solo per il manto erboso, in quanto i ristagnamenti sono veleno per queste piante.

Per converso cosa non necessaria nei terreni argillosi i quali trattengono maggiormente l’acqua. Questa tipologia di giardino si può arredare in qualsivoglia modo grazie alla varietà ed estensione che se ne può ottenere. Può anche succedere di non avere a disposizione manto erboso e quindi si può attingere ad altre soluzioni quali, pietrisco, vialetti, legno, ghiaia o sabbia il tutto contornato da percorsi, aiuole e passerelle.

Bacini idrici naturali di sicurezza

Si procede poi con lavorare in profondità la terra per creare serbatoi idrici di acqua piovana dove, le radici in profondità, possano attingere a riserve naturali quando ne hanno più bisogno. Potremmo definirle piscine naturali,  necessarie per la crescita del giardino asciutto. Essendo piante prettamente nutrite naturalmente, seguono i mutamenti naturali fiorendo e mettendo frutti in estate e perdendo i semi in autunno per poi germogliare.

E’ proprio per questo motivo che si tende perciò a piantare suddette piante in autunno in modo che per tutto l’arco dell’inverno possano sedimentare radici profonde e fortificare la loro struttura per poi sopravvivere d’estate senza nessun intoppo o problema. Se quanto detto viene seguito alla regola di anno in anno questo giardino tenderà ad infittirsi sempre di più riproducendosi da solo donando infine l’effetto tanto atteso e desiderato.

Nei primi due anni di lavorazione e di inserimento delle piccole piante è necessario creare una piccola depressione o tazza intorno ad essa in modo che l’acqua vi venga trattenuta per fare aderire e crescere bene le radici in profondità.

Durante questo periodo è importantissimo abituare le piante ad avere accesso all’acqua molto di rado, quindi vanno ricreati artificialmente acquazzoni estivi con un piccolo aiuto idrico di rado ma con grandi quantitativi di acqua.

Tuttavia, anche se in quantità ridotte, l’acqua tende ad evaporare perciò è meglio farlo di sera quanto è più fresco. Inoltre il vento favorisce questo fenomeno e schermare il tutto in modo prettamente naturale come l’impiego delle siepi si rivela essere una soluzione perfetta e performante.

Addirittura nel mese di Agosto vanno annaffiate non più di una o due volte durante tutto l’arco del mese in questione. Esistono tuttavia dei metodi, ovviamente naturali, per ovviare a questo fenomeno dell’evaporazione. Tali metodi sono cinque pacciamatura, compost, corteccia delle conifere, vulcanite e ghiaia.

La pacciamatura non permette alle vegetazioni infestanti di attecchire, rendendo le piante più forti e resistenti. Un’altra soluzione è il compost, il quale nutre il terreno che ottiene quantità di sostanze organiche. La corteccia delle conifere è un ottimo nutriente per terreno ma, a causa della sua capacità di acidificare, va evitato nei terreni alcalinici. Infine l’utilizzo di vulcanite e ghiaia le quali oltre a nutrire sono un perfetto espediente ornamentale e decorativo.

Specie e piante

Infine bisogna prestare attenzione e cura alle piante da giardino asciutto che stiamo preparando. La soluzione più oculata è sicuramente quella di optare per cactus o tutti coloro che fanno parte della famiglia delle Cactacee.

In questo modo si otterrà ua tipologia di giardinaggio ecosostenibile che sfocia in un tripudio di colori e forme con l’ausilio di pochissima acqua, concime e attenzioni pressoché minime. Riproducendo queste condizioni naturali si tiene conto che non solo nelle zone desertiche questo tipo di clima e nutrimento la fa da padrone ma moltissime zone mediterranee, soprattutto le coste e le zone più interne aride e asciutte, vivono alternanze di siccità e periodi autunnali piovosi.

Detto questo si può tranquillamente ricreare un ambiente subdesertico senza dover per forza rifarsi ad ambienti tropicali o lontani.

Ci sono alcuni tipi di Cactacee alte anche più di 10 metri in grado di immagazzinare grandi quantitativi di acqua nei fusti o nelle foglie i quali sono poi in grado di ridistribuire in maniera parsimoniosa il nutrimento necessario alle varie parti della pianta in base al proprio ciclo biologico naturale. Uno degli aspetti più singolari ed affascinanti di alcuni specie di queste piante è la loro fioritura.

Alcune di esse fioriscono solo di notte e profumano l’aria, altre fanno piccoli e numerosi fiori disposti a formare una corona, altri ancora grandi e profumati. Altri tipi ancora sono in grado di resistere alle forti raffiche di vento, contro gli attacchi degli animali e al risparmio di scorte di acqua. Nella fattispecie sono Yucca, Dasylirion messicano, Phormium (lino della Nuova Zelanda) sempreverde autoctono delle zone australiane. Queste specie sono molto belle e ornamentali soprattutto grazie ai loro colori variegati che spaziano dal grigio metallico, al bianco, al porpora.

Tuttavia non sono molto indicate nelle zone che soffrono grandi geli o inverni, in quanto non riescono a resistere adeguatamente a periodi di freddo lunghi ed intensi.

La specie più diffusa e di largo uso è l’Hylocereus, la quale vive sulle vette delle piante tropicali o nasce su rocce umide e calde. La sua particolarità consiste in dei fusti triangolari cosparsi in maniera ordinata da mazzetti di spine e la si può riconoscere dai grandi fiori colorati a cui da vita, lunghi anche 30 centimetri, i quali fioriscono di notte e si richiudono di giorno o viceversa.

La tipologia di questa specie che ha riscontrato più successo oggi è l’Hylocereus Undatus, reperibile nei supermercati soprattutto a Natale, con i suoi frutti denominati Pitaya o Dragon Fruit. Oltre queste tipologie predominanti di Cactacee, ne esistono moltissime altre di altrettanta bellezza quali ad esempio Cistus, Rosmarino, Arthemisie, Oleandri, Achillee, Elicrisi, Bignonia, Salvie, Buddleja e così via.

Infine parliamo di due tipologie di piante molto caratteristiche che creano un effetto particolare grazie ai loro colori e la loro resistenza sia durante estati torride e inverni molto rigidi. Tali piante sono il Sedum Spathulifolium Purpureum e l’Achillea Millefolium Pastel Mix. Il Sedum durante le stagioni crea un bellissimo e particolare contrasto tra verde all’interno e rosa all’esterno delle proprie foglie con struttura a rosetta.

L’Achillea è un cespuglietto vaporoso dai mille colori adattissimo sia a livello ornamentale durante la fioritura sia durante l’autunno quando secca. Questa tipologia di architetture floreali sono di gran lunga lontani dalla struttura del classico pratino all’inglese fioriscono cambiando colori ogni stagione senza bisogno di essere falciati grazie alla caratteristica naturale che possiedono. Dopo aver gettato le basi per un solido e fiorente Dry Garden tutto il lavoro da fare è quindi affidato alla natura e al lavoro incessante degli insetti.

CONCLUSIONI

La grande diffusione dei cactus è data dal fatto che sono molto facili da reperire, crescono con facilità e con poche attenzioni. Ma va comunque seguita una certa procedura per farli attecchire adeguatamente. Prima di tutto vanno tolti dal vasetto dove si trovano e trapiantati in uno più grande per permettere alle radici di crescere adeguatamente. In seguito bisogna innaffiare poco e pressare con cura il terriccio inserito. Dopo circa quindici minuti l’acqua nel sottovaso necessita di essere tolta. Infine, dopo circa una settimana, può essere messa in pieno sole e vanno pulite bene le superfici delle piante con un pennellino morbido.

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