Querce da sughero: caratteristiche, coltivazione e raccolta

Caratteristiche e coltivazione della Querce da sughero

Caratteristiche

Un po’ di storia

La quercia da sughero è una pianta che venne apprezzata ed utilizzata dall’uomo sin dall’antichità. Furono i Fenici i primi a capire la versatilità delle querce da sughero, ma solo in Sardegna, più di 3000 anni fa, vennero prodotte, nei nuraghi, delle urne con coperchio in sughero.

Una volta che i Romani sbarcarono sull’isola della Sardegna, approfittarono dei rifornimenti di sughero per produrre diversi oggetti, dai sandali ai galleggianti, alle reti da pesca, ma anche sigilli per le anfore che trasportavano vini e oli a Roma. Così, da allora e anche attraverso il Medioevo, il sughero ha trovato numerose applicazioni, essendo impiegato nella produzione degli oggetti più svariati, in particolare quelli destinati all’uso quotidiano.

Grazie alla presenza delle querce da sughero, presenti in particolare in Portogallo, Spagna, Italia e altre nazioni dell’Africa del Nord, vengono prodotti ogni anno 300 mila tonnellate di sughero. La Sardegna è senz’ombra di dubbio la prima produttrice di questo fantastico materiale, con i suoi 120 mila quintali all’anno, ovvero l’85 per cento del sughero prodotto ogni anno a livello nazionale.

La pianta

La quercia di sughero è alta fino a 20 metri, con la sua chioma globosa. Il tronco, che possiede un diametro che arriva anche ad un metro e mezzo, si presenta sinuoso, biforcato, con i rami tortuosi. La corteccia, ovviamente, contiene sughero, con il suo colore giallo-scuro. Se la corteccia viene solcata, la pianta assume colorazioni sul rosso acceso.

Le foglie, dalla forma piuttosto semplice, hanno una forma ovale acuta, con lunghezza che varia tra i 3 e i 7 centimetri. Sono coriacee e hanno i margini molto spesso revoluti, i denti sono mucronati, la pagina inferiore è di colore grigio e il picciolo è peloso di 1 centimetro di dimensioni.

Le infiorescenze delle querce da sughero sono unisessuali e la fioritura avviene nel periodo primaverile, in particolare nel mese di maggio. Le ghiande sono dei frutti ovali dalla lunghezza di 1,5 o 3 centimetri.

Le radici della pianta affondano molto in profondità, risultano quindi impercettibili, permettendo, alla pianta, di adattarsi anche nei periodi di siccità. Risulta anche resistente agli incendi grazie alla protezione esterna fatta di sughero.

Coltivazione

La coltivazione delle querce da sughero è un processo che richiede veramente pazienza. Infatti, se si decide di coltivarne uno e si semina una ghianda, per avere una pianta alta almeno 1 metro, bisogna aspettare almeno tra i 7 e i 9 anni.

Per questo, ci si rivolge, molto spesso, a un vivaio, dove è possibile acquistare un individuo di almeno 1,5 metri di altezza. Il prezzo d’acquisto di questa pianta è davvero alto ed è commisurato al tempo di allevamento nel vivaio. Quindi se si ha intenzione di vedere e ottenere i risultati di una pianta già adulta, è sicuramente consigliabile acquistare un soggetto già sviluppato, in quanto comperare un esemplare giovane può risultare più come un investimento per le generazioni future.

Questa specie si trova soprattutto nelle zone mediterranee, ovvero dove le oscillazioni a livello termico non sono elevate e soprattutto perché nei periodi più freddi non si raggiungono temperature eccessivamente rigide. La posizione migliore per collocare una quercia da sughero è sicuramente una zona che è soggetta alla luce diretta del sole, ma anche una in penombra può essere scelta. E’ consigliabile, per i primi 10-15 anni di vita della quercia, che sia protetta dalle temperature rigide dell’inverno.

Il substrato della pianta deve essere acido o subacido. Considerando l’elevato costo della pianta vi consigliamo di non coltivarla in terreni non adatti, perché qualche trapianto aggiuntivo porterebbe a uno sviluppo stentato dell’individuo.

La coltivazione in vaso è sconsigliata, se non per i primi 10-15 anni di vita della quercia, successivamente è necessario trapiantarla in piena terra.

Riguardo l’impianto e tutte le cure successive bisogna effettuare i trattamenti comuni a tutti i tipi di albero. Quindi bisogna scavare una buca abbastanza ampia, che possa ospitare un impianto di drenaggio della lunghezza di almeno di 10 centimetri. Inoltre è importante utilizzare dei buoni concimi organici e dei tutori per assicurare che la pianta si sviluppi in modo regolare e con una tenuta solida, che resisti agli agenti atmosferici. Non bisogna dimenticare delle abbondanti innaffiature che vanno effettuate per il primo anno successivo.

Come per tutte le altre piante, le querce di sughero vanno concimate sia in autunno che in primavera, con prodotti organici come il letame. Non c’è bisogno di effettuare potature, se non per i rami spezzati o malati.

Terreni

Le sugherete, ovvero i boschi di querce da sughero, sono trovabili principalmente nella zona occidentale del Mediterraneo, quindi il Nord africano, la penisola Iberica e l’Italia. La localizzazione a ovest è dovuta principalmente a ragioni climatiche, poiché c’è bisogno di un clima molto e arido per garantire uno sviluppo ottimale. Quindi fanno parte dei boschi sempreverdi temperato-caldi, che si trovano comunemente in tutta la macchia mediterranea.

I terreni prediletti delle sughere sono quelle acidi, quelli siliceo-argillosi, ma non tollerano la presenza di calcare. Proprio per questo la Sardegna, che è costituita per gran parte da rocce a reazione acida, con terreni sostanzialmente sabbiosi-limosi, ricchi di sostanza organica e privi di calcare totale e attivo, si presta perfettamente a ospitare querce di sughero.

Questa situazione, però, non favorisce il processo di mineralizzazione, quindi la quantità di sostanze nutritive del terreno non riesce a soddisfare tutte le querce di sughero. Per superare questo problema, le querce si servono dei funghi simbionti, che aumentato esponenzialmente la rete di ricerca nel terreno delle radici e l’assorbimento delle sostanze nutritive.

Raccolta

Il sughero e la demaschiatura

Il cosiddetto oro morbido, come viene chiamato in Sardegna, è ricavabile dalle querce vecchie di almeno 20 o 30 anni, attraverso un processo chiamato demaschiatura, cioè la spoliazione della quercia per ottenere la famosa scorza. Questo tipo di operazione viene effettuata da del personale esperto, che, con una particolare accetta, incide nella scorza esterna senza danneggiare i fragili tessuti interni.

Il procedimento viene praticato ogni 10 anni sulla stessa quercia, proprio perché parliamo di una pianta dalla grandissima longevità, infatti non è difficile incontrare querce da sughero con più di 500 anni di vita.

Se non venisse effettuato questo processo l’albero crescerebbe in modo ancora più rigoglioso, assorbendo più anidride carbonica e producendo ancora più ossigeno.

La scorza, con uno spesso di circa 7,5 centimetri, viene in incisa con un taglio longitudinale, che va dalla prima biforcazione dei rami fino al piede dell’albero. Una volta che l’albero viene denudato, assume un coloro rosso acceso, che sembra innaturale confrontato con il verde del fogliame e il grigio della corteccia residua. Le querce non soffrono da questa operazione dato che nel giro di pochi mesi rigenerano la parte di corteccia mancante.

La prima scorza che viene rimossa nella vita dell’albero ha una forma irregolare e ha una consistenza spugnosa, con colore grigio. Questa viene chiamata generalmente sugherone o sughero maschio. Rimosso il sughero maschio, il tessuto sottostante produce, ogni anno, dei nuovi strati più regolari e compatti, chiamati sughero femmina o più comunemente sughero gentile, caratterizzato da una profonda screpolatura, di forma longitudinale.

Una volta che vengono estratte le scorze dalla corteccia delle querce, queste vengono spostate nei cortili delle fabbriche, dove vengono lasciate stagionare per circa sei mesi. In seguito vengono bollite e poi pressate, perdendo la loro curvatura per essere impiegate e lavorate secondo gli utilizzi più disparati.

Il clima preferito per questo tipo di pianta è quello temperato e piovoso, l’altitudine massima per la pianta non deve superare i 900 metri.

E’ importante sapere che delle querce di sughero non si butta niente, infatti la polvere che deriva dalla manutenzione delle sugherete è un grande ecocombustibile, utilizzato per il compostaggio. Inoltre le ghiande vengono utilizzate per l’alimentazione dei maiali e le foglie per la creazione di lettiere naturali per mucche e pecore.

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